schwa

L’uso della schwa rovina la lingua italiana!

Abbiamo appreso con piacere che è stata avviata una raccolta di firme, alla quale hanno aderito professori universitari, attori, artisti e altri per mettere al bando l’uso della schwa ovvero della “e” rovesciata.

Com’è noto, quest’ultima non è una vera e propria lettera, ma un semplice simbolo dell’alfabeto fonetico internazionale.  Fino a quando serve a esprimere graficamente la pronuncia nulla quaestio, anzi è indispensabile. L’ultima demenzialità del pol-cor (politicamente corretto) intende però adottarla nel testo scritto per rendere neutri aggettivi e sostantivi. Cioè per abolire il genere maschile e femminile nella lingua italiana. E questo in nome dell’inclusività lessicale. Secondo gli aedi di tale progetto, infatti, l’idioma italico emarginerebbe il femmineo sesso allorché, parlando in generale, di solito usa il maschile anziché il femminile.
Ad esempio parlando della popolazione dei docenti si dice “gli insegnanti della scuola” anziché “le insegnanti”. Secondo i sostenitori di questa bizzarra teoria questa  modalità sarebbe maschilista ed escludente.

Ora, spiace rilevare l’ovvio, ma sembra indispensabile chiarire bene che l’uso del maschile in questi casi ha una funzione neutra, vale a dire che perde la connotazione sessuale e vale per i maschi tanto quanto per le femmine. Questa è funzione dell’italiano e come tale non si vede perché debba suscitare disagio o imbarazzo. L’opposto invece non vale: quando uso la forma femminile intendo proprio escludere un riferimento al maschile. Ad esempio, se mi reco al pronto soccorso e chiedo se è disponibile un dottore, intendo pacificamente maschio o femmina. Al contrario, se chiedo se è disponibile una dottoressa, è ben chiaro che ho bisogno di parlare con una donna e non con un uomo. Oppure, se la domanda è “Hai figli?” si intendono sia maschi sia femmine. Ma se si chiede “Hai figlie?” si intendono proprio le femmine escludendo i maschi. L’italiano funziona così. D’altra parte si esamini un testo qualsiasi trasformato secondo questo parametro: “Carə amicə, anche quest’anno il sottoscritto con ə onorevolə colleghə del Senato della Repubblica abbiamo pensato di agevolare ə genitorə deə studentə, nonché ə professorə delle scuole medie e superiori e ə maestrə delle primarie… ecc.” I risultati di questa deriva sono evidentemente grotteschi, e parlare di stupro e sevizie alla lingua italiana non rende ancora giustizia a tale oscena barbarie.

Queste brevi riflessioni sono state innescate da una comunicazione da parte di una segreteria associativa che per l’appunto iniziava la mail con “carissimə”. Cerchiamo di evitare il conformismo alle mode sciocche, patinato di belle parole pol-cor. Le parole sono più che importanti. Le parole sono essenziali. E il linguaggio è ciò che ci permette non solo di esprimere le idee, ma anche di averle. Questo è il motivo per cui ogni dittatura, ogni tirannia, ogni totalitarismo ha sempre agito sul vocabolario per incidere sulla natura umana. Difendere con amore la propria lingua è dunque, a parere di chi scrive, il primo dovere di chiunque pensi di appartenere, a torto o a ragione, e anche in senso molto lato, alla classe “intellettuale” di un paese.

P.S. Chi fosse interessato ad aderire alla petizione (io l’ho fatto) di cui sopra può andare qui: https://www.change.org/p/lo-schwa-ə-no-grazie-pro-lingua-nostra 

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